Tancredi Galimberti
Figlio secondogenito del deputato liberal-radicale Tancredi (che era stato sottosegretario di Stato e poi ministro nei giorni Di Rudinì e Zanardelli-Giolitti, interventista nella guerra 1915-18 e dal 1926 senatore) e della poetessa Alice Schenzer, si laureò in legge a Torino ed esercitò con successo l’avvocatura, dedicandosi anche allo studio dei problemi giuridici e pubblicando un saggio su “Funzione e disciplina della pericolosità” e un’opera sui “Quesiti d’incidenza” .
Durante il fascismo mantenne un atteggiamento indipendente e aderì al Partito d’Azione poco dopo la sua fondazione, diventandone l’organizzatore più assiduo nella provincia di Cuneo.
Il 26.07.1943, in un discorso tenuto nella piazza principale della città di Cuneo, chiese la guerra contro la Germania e l’8 settembre fu tra gli iniziatori della resistenza con la costituzione della Banda Italia Libera, da cui si svilupperanno più tardi la prima e la seconda divisione partigiana Giustizia e Libertà. Attivissimo, di acuto e pronto intuito politico e dotato di grande coraggio personale, fu ferito il 17.01.1944 in Val Grana; nell’aprile riprese l’attività, divenne comandante generale dei gruppi G.L. piemontesi e come tale ebbe una parte di primo piano nelle vicende della lotta partigiana in Piemonte e in particolare nella conclusione del I Patto di Mutua Assistenza con il MAQUIS francese (Barcellonette 20.05.1944). Arrestato per caso a Torino il 28.11.1944, fu ucciso proditoriamente dai fascisti alcuni giorni dopo, il 3 dicembre.
Citato l’otto dicembre all’ordine del giorno del Comitato di Liberazione Nazionale piemontese quale eroe originale, ebbe la medaglia d’oro al valore militare alla memoria, la prima concessa ad un partigiano.


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