•24 Maggio, 2008 •
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(Parigi 1879 – Digione 1949), generale francese, combatté nella prima guerra mondialee in seguito, nel 1925-26 prese parte alla campagna del Marocco. Nella primavera del 1940, durante la seconda guerra mondiale, assunse il comando della difesa alleata nel nord della Francia; dopo la caduta di Sedan, venne fatto prigioniero dai tedeschi, ma riuscì a fuggire. Nell’aprile del 1942 tornò in Francia, nella zona libera, e quando gli Alleati invasero l’Africa del Nord, passò in Algeria. In seguito all’assassinio dell’ammiraglio François Darlan (dicembre 1942), Giraud fu nominato alto commissario per l’Africa nordoccidentale.
Nel giugno del 1943 divenne copresidente del Comitato francese di liberazione nazionale insieme al generale Charles De Gaulle; il mese successivo ottenne l’incarico di comandante in capo di tutte le forze francesi. Dopo pochi mesi, cedendo alle pressioni di De Gaulle, rinunciò al proprio ruolo politico e l’anno successivo si dimise dalla carica di comandante militare. Rientrato in Francia dopo la liberazione, fu deputato per breve tempo all’Assemblea costituente e fu poi nominato vicepresidente del Consiglio superiore di guerra.

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Tag: Africa del Nord, Algeria, alleati, campagna del Marocco, Charles De Gaulle, Digione, François Darlan, Francia, Henri-Honoré Giraud, Parigi, prigioniero, Sedan, tedeschi
•24 Maggio, 2008 •
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L’Operazione Attila fu un piano studiato dalla Germania Nazista nel 1940, ossia nel pieno della Seconda Guerra Mondiale, per occupare la Francia di Vichy.
La ragione del piano era la possibilità che la Francia, divisa dall’invasione nazista a metà (una sotto il diretto controllo tedesco, una come stato satellite agli ordini di Hitler), si ribellasse agli invasori o diventasse una zona di sbarco di truppe alleate.
L’intera operazione ruotava sulla cattura della Marina francese.
Il piano originale non fu mai messo in pratica, anche grazie alla tardiva invasione della Francia Libera; eppure, parte del piano fu eseguito nell’Operazione Anton in partecipazione con l’esercito dell’Italia fascista l’11 novembre 1942 in risposta agli sbarchi alleati in Nordafrica.
Il tentativo di catturare la flotta francese (Operazione Lila) fallì, perché l’ammiraglio Jean de Laborde autoaffondò le proprie navi a largo di Tolone: la Kriegsmarine e la Regia Marina perse così 3 corazzate, 7 incrociatori, 28 cacciatorpediniere e 20 sommergibili.
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Tag: cacciatorpediniere, corazzate, fascista, Francia, Germania, Hitler, incrociatori, Italia, Jean de Laborde, Kriegsmarine, Marina francese, nazista, Nordafrica, Operazione Anton, Operazione Attila, Regia Marina, sommergibili, Tolone, Vichy
•17 Maggio, 2008 •
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Nato nel 1892, dall’agosto 1939 al maggio 1942 fu capo di stato maggiore dell’ispettorato generale della Riserva. Successivamente nominato comandante della 102a divisione e poi comandante del 23° Corpo d’Armata.
Nel 1944 come capo dell’“Armeegruppe Friessner“, gli venne affidato l’incarico di fermare l’avanzata sovietica nell’area baltica. Trasferito in Romania venne nominato (3 luglio 1944) comandante Gruppo Armate “Südukraine”.
Friessner capì che i romeni si preparavano a trattare un armistizio con i Sovietici e avvertì Berlino del pericolo. Rimasto inascoltato venne travolto dall’offensiva sovietica riuscendo con grandissima difficoltà a ritirarsi sino al confine ungherese.
Dal 25 luglio al 28 dicembre 1944 gli venne affidato il Gruppo Armate “Süd” con il compito di fermare i sovietici in Ungheria.
Anche qui – tuttavia – venne sconfitto e costretto alla ritirata. Pur avendo dimostrato ampiamente di essere un generale capace e in grado di valutare correttamente la situazione incorse nelle ire di Hitler.
Venne rimosso dai suoi incarichi e posto nella riserva come punizione per il fallimento sul campo. Catturato dagli americani nel maggio 1945 venne liberato il 17 novembre 1947. Ritiratosi in pensione morì nel 1971.

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Tag: Armeegruppe Friessner, armistizio, Berlino, Friessner, Hitler, Romania, Süd, Südukraine, sovietici, Ungheria
•17 Maggio, 2008 •
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Il campo di Auschwitz-Birkenau o Auschwitz II fu il principale campo di sterminio del complesso concentrazionario di Auschwitz. Qui vennero imprigionati parecchie centinaia di migliaia deportati, in diversi sotto-lager, e trovarono la morte circa 1,1 milioni di persone.
Il complesso di Birkenau divenne operativo il 7 ottobre 1941, inizialmente come campo per i prigionieri di guerra russi catturati in grande numero durante le prime fasi dell’invasione tedesca. Degli oltre 13.000 deportati russi di questi primi trasporti solo 92 erano ancora vivi il 27 gennaio 1945 alla liberazione del campo.
Il campo venne installato presso la cittadina a Brzezinka (in tedesco Birkenau), a circa 3 km dal campo Auschwitz I. Il luogo venne selezionato per la vicinanza della linea ferroviaria che avrebbe semplificato le operazioni logistiche per le previste grandi deportazioni successive. Successivamente il lager venne utilizzato come strumento principale di sterminio nel contesto della tristemente famosa soluzione finale della questione ebraica.
Quando il lager fu costruito vennero distrutte le abitazioni di alcuni abitanti del luogo per ricavarne materiale da costruzione. Le dimensioni del lager erano di circa 2,5 km per 2 km ed era circondato da filo spinato elettrificato usato da alcuni prigionieri, stremati dalla impossibili condizioni di vita – addirittura peggiori di quelle dei Auschwitz I e di Monowitz -, per suicidarsi (nel gergo del campo: «andare al filo»). Il modo migliore per percepire l’impressionante vastità del campo di sterminio è quello di percorrere a piedi il percorso che dall’ingresso principale e costeggiando per più di un Km i binari ferroviari porta fino al monumento alla memoria delle vittime posto nella zona dei crematori. Voltandosi indietro si vedrà appena in lontananza la costruzione dell’ingresso.
Il campo arrivò a contenere fino a 100.000 persone internate in diversi settori, completamenti separati tra loro e senza nessuna possibilità di comunicazione tra un lager e l’altro.

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Tag: Auschwitz, Birkenau, Brzezinka, campo di sterminio, deportati, Lager, Monowitz, russi
•16 Maggio, 2008 •
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Figlio secondogenito del deputato liberal-radicale Tancredi (che era stato sottosegretario di Stato e poi ministro nei giorni Di Rudinì e Zanardelli-Giolitti, interventista nella guerra 1915-18 e dal 1926 senatore) e della poetessa Alice Schenzer, si laureò in legge a Torino ed esercitò con successo l’avvocatura, dedicandosi anche allo studio dei problemi giuridici e pubblicando un saggio su “Funzione e disciplina della pericolosità” e un’opera sui “Quesiti d’incidenza” .
Durante il fascismo mantenne un atteggiamento indipendente e aderì al Partito d’Azione poco dopo la sua fondazione, diventandone l’organizzatore più assiduo nella provincia di Cuneo.
Il 26.07.1943, in un discorso tenuto nella piazza principale della città di Cuneo, chiese la guerra contro la Germania e l’8 settembre fu tra gli iniziatori della resistenza con la costituzione della Banda Italia Libera, da cui si svilupperanno più tardi la prima e la seconda divisione partigiana Giustizia e Libertà. Attivissimo, di acuto e pronto intuito politico e dotato di grande coraggio personale, fu ferito il 17.01.1944 in Val Grana; nell’aprile riprese l’attività, divenne comandante generale dei gruppi G.L. piemontesi e come tale ebbe una parte di primo piano nelle vicende della lotta partigiana in Piemonte e in particolare nella conclusione del I Patto di Mutua Assistenza con il MAQUIS francese (Barcellonette 20.05.1944). Arrestato per caso a Torino il 28.11.1944, fu ucciso proditoriamente dai fascisti alcuni giorni dopo, il 3 dicembre.
Citato l’otto dicembre all’ordine del giorno del Comitato di Liberazione Nazionale piemontese quale eroe originale, ebbe la medaglia d’oro al valore militare alla memoria, la prima concessa ad un partigiano.

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Tag: Alice Schenzer, Banda Italia Libera, Comitato di Liberazione Nazionale, Cuneo, Di Rudinì, fascismo, fascisti, Germania, Giolitti, MAQUIS, medaglia d'oro, partigiano, Partito d'Azione, Piemonte, senatore, Tancredi, Torino, Val Grana, Zanardelli